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BIOGRAFIA

Archimede Seguso nasce a Murano il 17 dicembre 1909.

I PRIMI PASSI FINO ALLA “VETRERIA SEGUSO ARCHIMEDE”

Appena undicenne si avvicina alla lavorazione artistica del vetro e forgia la sua straordinaria manualità rifacendo vetri settecenteschi. Abilissimo nel lavoro a lume e in fornace, poco più che ventenne diventa un ottimo Maestro, distinguendosi anche con la appena nata lavorazione del vetro pesante. Diventa “maestro di prima piazza”, che, fin d’allora, era l’uomo di riferimento in fornace. Comincia ad esprimersi con il vetro e diventa “Maestro di prima piazza”, fin d’allora l’uomo di riferimento in fornace. Prende come disegnatori nella fabbrica di famiglia, prima Vittorio Zecchin e poi Flavio Poli. Sviluppa la sua innata capacità nella scultura massiccia, eseguendo opere che sono presentate alle Biennali di Venezia d’anteguerra. Si possono ricordare gli animali, la figura a tuttotondo del pugile “Primo Carnera” del 1934, il ritratto della futura moglie del 1937 e gli spessi “vetri sommersi bulicanti” o “profusi d’oro”, “corrosi” o “iridescenti” come “Lo zodiaco” del 1935.seguso

Nel 1946 Archimede ottiene la sua completa indipendenza artistica fondando il suo atelier, la “Vetreria Seguso Archimede”.

E’ in questo periodo che “conquista” l’Italia con i suoi lampadari, nel momento della ricostruzione postbellica, dove il mercato li richiede. Con Alberto Sciolari, che li distribuisce, creano un sodalizio duraturo fino alla prematura dipartita di Alberto. Orna di corpi illuminanti cinema, teatri, alberghi, uffici pubblici, chiese.
Diventa un personaggio di primo piano nel mondo vetrario muranese ed internazionale, sensibile alle mode e precursore nei gusti. Crea i “cordonati”, gli “ad anelli” (1948); gli “aghiformi”, gli “opachi oro”, i “nudi in nero e cristallo iridescenti” (1949).

 


 

DAGLI ANNI CINQUANTA AGLI ANNI NOVANTA:  L’EPOCA DEL GENIO

B27CC194-392D-4F75-9344-E2EBC5ED212D688AE5FC-9D24-4F57-AF7C-CD403EE29BAFGli anni Cinquanta sono per Archimede Seguso anni di ricerca e innovazione di tecniche della lavorazione del vetro come, ad esempio, i “merletti” (1952) e le “piume” (1956); dello studio del colore, elemento importante e ricorrente nella sua opera, come i “corallo oro”, i “nastro richiamato”, gli “zig zag”, le “losanghe”, le “macchie ambra verde”, gli “avorio oro”, i “sommersi”, gli “alabastri”.
Nel 1952, con Giuseppe Santomaso, Archimede Seguso elabora una serie di maniglie a vivaci colori per le porte delle cabine telefoniche, preludio all’opera del grande pannello studiato e costruito per lo Stadio del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo in occasione delle Olimpiadi Invernali del 1956.
Anche negli anni Sessanta sforna vetri interessantissimi, che hanno suscitato consensi unanimi, oggi contesi dal collezionismo. Ricordiamo i “fili continui” del 1962, del 1964 gli “Aleanti”, del 1966 i “Colori e le Fasce sovrapposte”, i “Filigrana stellata” e i “Cipolla” (a fili) del 1968. Di questo periodo sono i lampadari composti ad elementi. Gli “Optical” sono del 1972. Partecipa a Biennali di Venezia, a Triennali di Milano e a moltissime altre mostre.
 Archimede tuttavia non lascia l’antico amore per la scultura a massello: crea opere quali “Testa di donna dormiente”(1971), collegata all’altorilievo di “Donna dormiente seduta su uno scanno” del 1951, “Il germoglio” e “Doppia eclissi” (1986), “Testa di bimbo”(1972) e “Testa di donne con i capelli al vento”.
Nel 1982 partecipa alla mostra dei Mille anni del vetro a Venezia a Palazzo Grassi e al Museo Correr, con più sculture e con il Cristo deposto, dove anche gli spazi vuoti descrivono la forma. Tale opera è custodita nel Museo della Basilica di San Marco a Venezia e la chiesa di Santo Stefano, sempre a Venezia, conserva una meravigliosa Natività del 1983.

L’Organizzazione Save Venice lo onora tributandogli una mostra personale a New York “Il Maestro dei Maestri” presso Tiffany & Co. nel 1989, per festeggiare i Suoi 80 anni.

Nel 1990 un’altra personale fu presentata al Museo Otaru in Giappone e nel 1991, a Venezia, il Comune di Venezia ospita “I Vetri di Archimede Seguso”, unico caso in cui le opere di un artista vivente vengono esposte a Palazzo Ducale. La mostra ha un successo inimmaginabile e ne viene per due volte prorogata la chiusura. Sensibile ai fatti contingenti, realizza “La mia Europa”(1992), un obelisco in vetro blu soffiato alto più di due metri che viene esposto nel Lussemburgo e a Liegi.
Più recentemente opere del ciclo “Rotture”(1994-1995), dove la massa si infrange e si separa, ma anche si ricostruisce in forme nuove. Assieme all’Arcamede Dorata, gli animali dell’arca di Archimede, a Ca’ dei Carraresi a Treviso, espone le opere delle Biennali di Venezia, non presentate a Venezia a Ca’ Pesaro per il centenario della Biennale, nel 1995.
Negli ultimi anni di vita l’ispirazione riprende forza e motivo dalle ricerche dell’uso del colore, come i vasi “Riflessi e Intarsi” (1990), i “Carnevale” (1987/1989), la serie dei “vasi con motivo a rete” (1989), la “Primavera stellata” (1992) e i “vasi intrico” (1994) dell’articolata trama ramificata e i “Verde Serenella 18” (1996). Nell’ ”Arcamede dorata” (1995), già citata, mostra l’abilità della giovinezza, quando veniva chiamato il Maestro degli Animali, e nella serie di “Vasi la Fenice” (1996), diversi l’uno dall’altro per forma e colore, la capacità descrittiva del tragico evento dell’incendio del teatro veneziano, vissuta a dieci metri di distanza dal rogo con il terrore che il fuoco raggiungesse la sua casa.